RETTILI
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Alimentazione forzata dei rettili

porre la preda nella bocca del serpente, retrarla gentilmente in direzione anteriore mentre si effettua una leggera pressione sulla testa dell'animale, in modo da ancorare i sui denti (orientati caudalmente) al corpo della preda, che verrà deglutita spontaneamente dal serpente una volta che quest'ultimo viene riposto nel terrario.
Per l'alimentazione forzata dei rettili (serpenti, sauri, cheloni) possono essere usati anche sonde esofago-gastriche (per evitare aspirazione accidentale), cioè tubi di plastica, di gomma, di metallo, di silicone, grazie alle quali viene somministrato cibo liquido o semiliquido. Il cibo liquido o semiliquido può essere somministrato direttamente nel cavo orale, a piccole dosi ripetute, ma ciò aumenta il rischio di aspirazione da parte dell'animale, per difficoltà del riflesso di deglutizione o per errore dell'operatore (eccessiva quantità, erroneo posizionamento della siringa, ecc.). In tutti i casi, il cibo dovrebbe essere preventivamente riscaldato prima della somministrazione, evitando di portarlo a temperature eccessive che potrebbero causare ustioni della mucosa orale, dell'esofago e dello stomaco. In alcuni casi (frequentemente nelle tartarughe) è necessario l'utilizzo di sonde faringostomiche e gastrostomiche (tubi che vengono inseriti direttamente, attraverso la cute, nell'esofago e nello stomaco, rispettivamente, da parte di un medico veterinario!), ad esempio quando si riscontra eccessiva difficoltà nell'apertura della bocca del rettile, o l'animale è particolarmente aggressivo o pericoloso, o in altri casi per limitare l'eccessivo stress apportato con il maneggiamento e la contenzione.

CONCLUSIONI
Come si può intuire da quanto ho scritto precedentemente, l'alimentazione forzata è da scegliersi solo in caso di reale necessità (esistono diverse tecniche che aumentano l'appetibilità del cibo, stimolando l'appetito dell'animale, che vanno tentate prima), non deve essere improvvisata, e perciò ci si deve affidare a mani esperte, poiché i rischi per la salute dell'animale, in alcuni casi già compromessa, sono elevati.



Spesso questo metodo di alimentazione è necessario per la sopravvivenza del rettile, ma vanno analizzati correttamente i reali benefici e le controindicazioni del trattamento, valutando ogni singolo caso clinico.
Anche la scelta dell'alimento (contenuto in nutrienti, grado di digeribilità, apporto energetico, forma fisica, quantità,ecc.) deve essere analizzata con attenzione, evitando degli squilibri alimentari che possono causare patologie metabolico-nutrizionali degli animali già malati in modo critico.
In linea teorica si considera necessario un intervento di alimentazione forzata in caso di anoressia cronica e dimagrimento eccessivo, con perdita di peso del 10% ca. in breve tempo o del 20% ca. in modo cronico. E' di fondamentale importanza evitare una sovralimentazione del rettile debilitato (questo dovrebbe ricevere circa il 40-70% dei fabbisogni energetici di un animale sano), che porterebbe a disordini metabolici e digestivi, frequenti ad esempio utilizzando alcuni "cocktail self-made", ottenuti mescolando diversi nutrienti (uova, carne macinata, multivitaminici, integratori minerali, cibo per cani e gatti, ecc.) che risultano sbilanciati quali-quantitativamente. L'integrazione di alcune sostanze nutritive al cibo durante l'alimentazione volontaria non rappresenta una modalità di alimentazione forzata, ma solo un supporto nutritivo alla dieta normale, in un momento in cui l'appetito dell'animale è buono.
Alcuni nutrienti o farmaci (se necessari) possono essere aggiunti alla normale dieta quando lo stimolo dell'appetito non è alterato, posizionando eventuali compresse, capsule, ecc. (o iniettando liquidi) all'interno della preda (nella cavità addominale, nell'esofago, ecc.), polverizzando o bagnando il cibo (invertebrati, vegetali, ecc.) con preparazioni che contengono tali sostanze nutritive o farmaci; queste diverse metodologie di integrazione possono essere seguite anche in caso di alimentazione involontaria, facilitando contemporaneamente la nutrizione e l'assunzione di nutrienti e/o farmaci.

 

 

articolo di Dr. Matteo Rossi, MEDICO VETERINARIO, (Bologna),
e-mail: zoodvm@hotmail.com

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