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Introduzione
E' frequente, nella pratica ambulatoriale veterinaria, ricorrere
all'alimentazione forzata dei pazienti rettili.
Le cause che portano alla scelta di tale intervento sono molteplici,
ma vengono generalmente ricondotte ad una incapacità da parte
dell'animale, ad alimentarsi spontaneamente, per disoressia (alterazione
dell'appetito) o anoressia (mancanza dell'appetito; vedi articolo:
"anoressia e dimagrimento nei rettili"; M.Rossi; www.rettili.net).
Indipendentemente dai motivi che portano il veterinario o il proprietario
ad adottare questo rimedio pratico per nutrire un animale che presenta
problemi ad alimentarsi spontaneamente, è necessario che
i metodi di alimentazione forzata dei rettili, siano eseguiti da
una persona esperta, poiché l'errata metodica può
causare seri problemi alla salute dell'animale.
L'alimentazione forzata dei rettili, in alcuni casi, rappresenta
l'intervento di supporto necessario (in alcuni casi l'unica risorsa)
ad altri trattamenti medici, che nel loro insieme mirano alla sopravvivenza
di animali gravemente debilitati, eccessivamente dimagriti e disidratati.
In altri casi, tuttavia, tale intervento viene adottato erroneamente,
senza valutare i reali benefici apportati, risultando inutile e/o
dannoso per la salute dell'animale, per scarse conoscenze della
biologia e dell'anatomia del rettile, delle tecniche corrette di
somministrazione involontaria dell'alimento, per eccessivo stress
per l'animale.
Le modalità di somministrazione del cibo vanno, necessariamente,
adattate ai diversi casi clinici, e dipendono inoltre dallo stato
generale di salute dell'animale, dalla specie di apparteneza, dalle
dimensioni corporee, dalla natura dell'evento morboso.

Fig. 1: Siringhe
in acciaio inox e vetro graduate, regolabili, utilizzate dall'autore
per l'alimentazione forzata di animali di medie e grandi dimensioni.
Le siringhe sono smontabili e autoclavabili (sterilizzabili) in
ogni singolo componente; è possibile regolare la pressione
esercitata durante la somministrazione di cibo liquido e semiliquido,
grazie alla regolazione del cilindro in silicone. L'utilizzo di
tali siringhe è preferibile a quello di siringhe in plastica,
oltrechè per possibilità di regolare la pressione
esercitata durante la manualità, anche per il maggiore diametro
del foro d'uscita del "becco", e per l'adattabilità
a sonde di gomma o silicone di diverso diametro (foto del Dr.
Matteo Rossi).
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L'alimentazione forzata di un rettile rappresenta,
come già detto, un evento stressante per l'animale, e se
non effettivamente necessaria per la sua sopravvivenza, può
influenzare negativamente il suo sistema immunitario, favorendo
una immunodepressione, che lo rende più sensibile alle malattie
e ne diminuisce la capacità di reazione verso queste.
In linea generale, si può dire che l'alimentazione forzata
rappresenta l'apporto involontario di sostanze nutritive.
L'alimentazione forzata, oltre a rappresentare
uno stress per l'animale può non essere priva di rischi.
E' possibile, infatti, provocare danni ai tessuti o agli organi
dell'animale (lacerazione dell'esofago, della trachea, ecc.) alimentato
forzatamente, per eccessiva forza impiegata durante la manualità,
per dimensioni o quantità eccessive di cibo, per aspirazione
di liquidi nella trachea e conseguente soffocamento o polmonite
ab ingestis, ecc. Si dovrebbe fare attenzione soprattutto agli animali
di piccole dimensioni o a quelli particolarmente debilitati (problemi
di deglutizione, patologie respiratorie, ecc.). Con l'alimentazione
forzata (soprattutto se prolungata per lunghi periodi di tempo)
si possono instaurare patologie nutrizionali (vedi art."Patologie
nutrizionali nei rettili"; M.Rossi) legate ad errori alimentari
dovuti a insufficiente o eccessiva integrazione di sostanze nutritive
(ipo- o ipervitaminosi, carenza di calcio o eccessiva somministrazione,
diete ipo- o iperproteiche, ecc.) che possono aggravare, talvolta,
lo stato di salute dell'animale. Inoltre si ricorda che alcuni rettili
vanno alimentati più volte al giorno (ad es. una giovane
iguana), altri (come i grossi boidi) una sola volta alla settimana
o anche più.
MODALITA' DI SOMMINISTRAZIONE
Ciò che bisogna tenere in considerazione, quando si opta
per l'alimentazione forzata di un rettile anoressico, debilitato,
realmente a rischio di vita, è: la specie di appartenenza,
la dimensione corporea, lo stato metabolico, l'anatomia e la fisiologia
dell'apparato digerente, la tecnica scelta nel caso specifico, l'esperienza
dell'operatore (è consigliabile l'intervento di un veterinario
specializzato o di un'altra persona esperta), il carattere dell'animale.
Il cibo introdotto forzatamente può essere solido, semiliquido
o liquido.
A titolo di esempio un serpente può essere alimentato con
una preda intera (è preferibile tagliare le unghie e i denti
incisivi della preda per evitare lacerazione dell'esofago), di dimensioni
ridotte rispetto alle prede utilizzate per l'alimentazione volontaria,
facilitando la progressione attraverso la bocca e l'esofago grazie
ad una preventiva lubrificazione della preda stessa, "mungendola"
caudalmente, esercitando, cioè, una leggera e progressiva
spinta manuale del bolo attraverso l'esofago fino allo stomaco.
Tale operazione richiede l'apertura forzata della bocca dell'animale
(i materiali usati per tale operazione devono minimizzare i rischi
di traumi dentali, lesioni della mucosa, lussazioni della mandibola);
in alcuni casi è sufficiente
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